Mia zia Clara e le cuginette…

Quando la zia Clara venne a trovarci dopo uno dei suoi viaggi, prese immediatamente possesso della stanza degli ospiti e, irruente com’era, anche del resto della casa. Quando rientrai, verso sera, le trovai, lei e mia madre, parlando fitte fitte, sedute sul divano. La zia teneva le mani di mamma nelle sue. Appena mi vide venne ad abbracciarmi, stringendomi con forza sul suo seno abbondante.

zia
“Giorgio, caro! Fatti abbracciare” e giu’ bacioni umidi “Ma come sei cresciuto! Vero Maura che e’ cresciuto parecchio?” non lasciava mai parlare nessuno. Mi trascino’ vicino a lei sul divano continuando a raccontare del suo ultimo viaggio. Ogni tanto mi strizzava un ginocchio o mi dava una gomitatina nelle costole quando voleva sottolineare qualcosa. Dopo un po’ si alzo’ dicendo che si sarebbe fatta un bagno prima di cena.Io ne aprofittai per andare in camera mia. Avessi saputo che mia madre le aveva raccontato tutto di noi, non mi sarei certo messo in quella situazione ma io non lo sapevo e la zia era una gran figa. Il saperla nuda in bagno mi stimolava.

La porta del bagno non aveva chiave, noi non lo chiudevamo mai. Aveva pero’ un bel buco della serratura. Cosa non avevo pensato era che lei potesse accorgersi della mia ombra atraverso la porta a vetri. Il vetro era smerigliato ed io ero al buio ma, in qualche modo, si accorse di me. Quando non lo so, con il senno del poi penso si sia accorta di me ma mi abbia concesso lo spettacolo per poi arrivare a fare quello che successe. Comunque mi godetti la vista della zia nuda che si sciaquava e poi si asciugava massaggiandosi tettone e chiappone. La zia aveva tutto abbondante, anche il pelo rosso scuro tra le cosce. Giro’ la schiena e si curvo’ ad asciugarsi le gambe, mostrandomi tutta la bellezza del suo culone con l’occho scuro in mezzo alle chiappe, anche lui contornato di peletti rossi. Come pelose erano le labbrone del ficone che si mostrava al di sotto. Naturalmente mi venne duro e sempre naturalmente cominciai a menarmelo. Ero talmente preso che non mi resi conto che, indossata la vestaglia, sarebbe uscita. Lo fece talmente rapida che riuscii appena a reinfilare l’uccello nei pantaloni e lei era gia’ fuori.
Mi acchiappo’ per un orecchio e mi trascino’ di la’ facendo una scenata.
“Brutto porco…cosa facevi dietro la porta? Mi spiavi vero? Forza, dillo cosa facevi? Maura l’ho beccato a spiarmi dal buco della serratura. No, non provare a negare…” mi torceva l’orecchio con una certa forza. Allora credevo che facesse sul serio. Non notai neanche lo sguardo divertito di mia madre che cercava di rimanere seria. Naturalmente la zia non lasciava parlare nessuno.
“….porco, spiare la zia nel bagno! Dillo su! Dai dillo cosa facevi. Tanto lo so che facevi lo sporcaccione. Siete tutti uguali voi ragazzi. Avanti!!
Ammettilo. Cosa stavi facendo?”

“Beh… ecco… io … veramente … io mi facevo una sega!.”
“Allora adesso mi devi far vedere cosa facevi. Tu hai visto me, ma io non ho visto te!!”
Cosi dicendo mollo’ l’orecchio e allungo’ le mani sulla mia cerniera, mentre io mi divincolavo, senza avere nessuna voglia di sfuggirle. Avevo capito tutto! Stetti al gioco. Naturalmente il mio affare aveva già preso una certa consistenza e non era facile tirarlo fuori cosi. Lei non si perse certo d’animo. Mi fece alzare in piedi ed in un sol colpo mi abbassò pantaloni e mutande lasciandomi lì, mezzo nudo, l’uccello teso di fronte a loro che sghignazzavano.
“Forza! Cosa aspetti? Brutto segaiolo! Fatti un segone di fronte alla tua zietta che ti mostra le tettone. Vedi come sono belle?” Se le sollevava pizzicandosi i capezzoli “Dai che se sei bravo ti faccio vedere qualcos’altro! Che ne dici di vedere la mia ficona a quattr’occhi?” Guardai mia madre con aria disperata. Lei mi strizzò l’occhio mentre la zia scoppiava in una risata rauca. Cominciai a menarmelo lentamente mentre la zia si faceva ancora più rossa in faccia. Guardando fisso il mio uccello si massaggiava le tettone poi, come se avesse preso una decisione improvvisa, si slacciò la vestaglia e spalancò le gambe, mettendo in mostra la ficona rorida di umori.
“Guarda, tesorino di zietta tua! Guarda che roba!” disse cominciando a palparsi. Con una mano se la teneva aperta, mentre con l’altra si sgrillettava. “Mi è sempre piaciuto un mondo guardare i ragazzi menarsi il pisello. Pensa che da ragazzina spiavo già mio fratello, tuo padre, che aveva solo un paio d’anni più di me, ma un pisellone già bello grosso, quando si faceva le seghe in bagno. Un giorno si dimenticò di chiudere la porta. Entrai e gli chiesi se potevo fargliela io. Mi accontentò. Chiusi la porta, mi sedetti sul water e glielo presi in mano. In pochi minuti facevo spruzzare il mio primo cazzo. Non vi dico come mi sentivo! Già allora provai una sensazione simile ad un orgasmo. Da quella volta gliene feci almeno due al giorno. Poi lui mi insegnò a fare i bocchini. Mi piacquero talmente che lo tormentavo perché se lo facesse succhiare. Ci mettevamo tutti e due nudi, e mentre lo succhiavo lui mi toccava la patatina ed il culetto. Alla notte spiavamo i nostri genitori che facevano l’amore. Lui da dietro me lo infilava tra le cosce, come se stessimo scopando. Qualche tempo dopo Gianni mi portò a giocare con lui ed i sui amichetti preferiti. Facevo da arbitro nelle loro gare a chi sborrava più lontano. Naturalmente ero io a menare i tre uccelli. Per premio il vincitore aveva diritto a leccarmi la patatina. Ah che bei tempi!”
Intanto si menava il grilletto, mentre mia madre aveva portato anche lei la mano tra le cosce e assunto quell’aria da porcona che conoscevo bene.
“Maura, tesoro! Vieni qua a leccarmela un po’!”
Mia madre si alzò obbediente e si accoccolò tra le sue gambe aperte, tuffando la testa nella spacca, testa che la zia strinse tra le mani. Continuando a menarmelo mi avvicinai a loro. La zia aveva gli occhi chiusi.
“Oooh! Cosi, brava! Dunque , dicevo ? Ah, si! E poi ho avuto la mia prima amichetta. Ho leccato la mia prima fichetta, le prime lesbicate, le prime orgette. Gianni ci ruppe prima il culetto, poi ci fece la patatine nuove, a tutte due. Passavamo giornate intere a scopare e succhiarci. Fu una giornata in campagna. Avevamo invitato la mia amica a passare il fine settimana da noi. Fu l’occasione giusta per presentarle l’uccello di Gianni. Lei era una gran vogliosa, ma aveva sempre avuto paura dei ragazzi. Colpa dell’educazione famigliare. Uscimmo nel bosco ed appena arrivammo al posto giusto dissi a semplicemente a Gianni di spogliarsi, che lei non aveva mai visto un uomo nudo. Un attimo e Gianni si presentava nudo e in tiro. Lei non di fece certo pregare e si lancio’ nel suo primo bocchino. Messeci nude anche noi fu tutto un toccarci e leccarci per un po’. Poi io e Gianni decidemmo che era venuto il momento e, mentre io e lei facevamo un sessantanove, Gianni ci apri’ il culo ad entrambe. Il giorno dopo in una cascina, in mezzo al fieno profumato, ci fece donne. Fu come la rottura di una diga. Mi accorsi che potevo avere tutti gli uomini che volevo. Anche le donne erano facili. Mi diedi alla pazza gioia, e continuo ancora adesso, sfruttando tutte le occasioni. Prima compagni di scuola, poi colleghi di lavoro, mi cadevano tutti tra le cosce come mosche, uomini e donne. Forse sono ninfomane, ma preferisco considerarmi oversexed, un piccolo problema di ormoni. Ti ricordi, Maura quando ci siamo realmente conosciute?
Tu uscivi già con Gianni che era diventato quasi monogamo. Una sera ad una festa ti si rovesciò del liquore addosso ed io offrii di aiutarti. Fu come mettere assieme il fuoco e la benzina. Ci trovammo invischiate in una lesbicata incandescente. Gianni ci trovò e non esitò a farci la festa. Mmmm… solo a pensarci… mmmm … oooh … mmmm, mi viene da godere! Più svelta, Maura! Mmmm …dacci dentro! Mmmm… Giorgio presto! Vieni qui… Mmmm… Presto, dammelo in bocca! Presto!”
Spalancò gli occhi e mi afferrò per l’uccello.
“Mmmm… Mio Dio!…Mmmm…” Me lo succhiava e menava con foga.
“Mmmm…Dio! Sto godendo! Mmmm..” mugolava menando e succhiando.
Sentii anch’io l’orgasmo raggiungermi, l’afferrai per la testa e glielo spinsi tutto in bocca, spruzzandole in gola. Senti le gambe che mi cedevano, gli urli soffocati della zia che godeva anche lei. Con la vista ancora un po’ appannata vidi mia madre seduta per terra, sollevare la testa e leccarsi le labbra, la zia scosciata sul divano che si succhiava le dita, due goccioline di sborra le colavano dagli angoli della bocca, sorridevano beate.
“Ragazzi che goduta!” esclamò “Penso proprio che noi tre facciamo un trio perfetto! Che musica!”
“Lo penso anch’io, mia cara!” disse mia madre “Ma cosa ne direste ora di dare una bella ripassata pure a me? Ho la fica in fiamme.” Cosi dicendo si sdraiò a terra, le gambe spalancate, la mano sfruculiando il pelo nero.
“Tesoro! Perdonami! Che egoista che sono! Ma ora rimedio subito!” E si tuffò tra le cosce aperte della mamma, lappando come una cagna tra i sui urletti e gemiti. Per far ciò si era inginocchiata per terra, il suo culone per aria. Mi avvicinai per ispezionarlo meglio. Mi sentivo sempre più attratto dai culi. Mi inginocchiai dietro di lei palpandole le chiappe. Le infilai una mano nel solco, giù fino alla ficona gonfia come una spugna. Strusciai, pastrugnai, poi mi misi a leccare abbeverandomi del suo sugo denso. Spostai la mia attenzione sul bersaglio originale di quella escursione. La slargai ben bene e presi a slinguarle il buco che cominciò a pulsare come un cuoricino. Un forte mugolio soffocato accolse la mia iniziativa.
“Siii! Cosi! Succhiamelo tuttooo!” uggiolò la zia e si rituffò a leccare e mordere la fica di mia madre. Succhiavo e slinguavo, la mia lingua le entrava tutta nello sfintere rilassato, accompagnata da scrollate di culo. Lentamente, tra un gemito ed un mugolio avevano cambiato posizione. Me ne accorsi quando una lingua venne a raggiungere la mia. Guardai giu. Mia madre si stava lappando la ficona sugosa. Risentii vita risalire il mio cazzo morto fino ad allora. Una sua mano lo raggiunse e me lo accarezzò dolcemente. Un attimo ed era duro come una pietra. Si succhiavano come cagne in calore. Guidato dalla sua mano mi misi in posizione dietro la zia. Me lo faceva scivolare su e giù tra culo e fica, ogni tanto le infilava la cappella per poi farsela scivolare in bocca, poi la appoggiò al buco che tenevo sempre spalancato con le dita. Velocemente inserì la cappella. Il buco si dilatò prontamente, senza sforzo. Diedi un colpo di reni e l’infilzai fino all’elsa. Tutto dentro! Un urletto accolse la mia penetrazione, i suoi fianchi cominciarono a muoversi al ritmo delle mie cappellate. La lingua di mia madre correva dalle mie palle al mio culo, alla fica grondante della zia, nella quale stantuffava due dita.
I gemiti si fecero più forti e pressanti, i movimenti più veloci, urletti, grugniti, mugolii li accompagnavano. La mamma urlò per prima il suo piacere mordendomi una coscia, seguita dalla zia che mi afferrò le palle come se volesse mettersi dentro anche quelle. Mentre si accasciava diedi un paio di colpi a fondo e venni anch’io grugnendo come un maiale. Mia madre mi ripulì dai residui del mio orgasmo e si gettò a succhiare il liquido gocciolante del culo sfondato.
“Ragazzi che goduta!” esclamò la zia appena ritrovata la voce, dirigendosi carponi verso il divano, dove si stravaccò. “Mio caro..” disse poi rivolta a me “.. sembra proprio che tu stia imboccando la strada giusta. O almeno il buco giusto!!” Sghignazzarono.
“Per forza!” risposi “Con maestre come voi… chi non imparerebbe!?”


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