Il Sesso Proibito

Semmai dovessi giudicarmi, prima di farlo mettiti nel mio ruolo, con la dura e repressiva educazione che mi hanno rigidamente impartito, ingenuo e senza avere nessuno al mio fianco, solo, senza amici, timidamente riservato… e come un qualunque ragazzo in una malaugurata età senza alcuna identità sessuale definita…

t1

I miei genitori gestivano la mia vita e quando combinavo qualcosa che non andava secondo il loro dictatum mi rimproveravano aspramente processandomi come fossi un imputato da santa inquisizione.

t4

Spesso ricevevo cinghiate e sgridate che mi facevano tremare e piangere. Avrei voluto scappare via ma non sapevo dove andare e come fare. Non avevo amici e i miei compagni di classe mi prendevano continuamente in giro. Essi mi deridevano dandomi della femminuccia e mi isolavano. Quando stavo solo nella mia stanza abbracciavo il mio vecchio orsacchiotto di quando ero un bimbo molto piccolo, unica mia sicumera certezza di un ricordo ancestrale di affetto e protezione. Tutto cominciò un’estate di molti anni fà… Dopo un viaggio di quasi duecento chilometri raggiunsi il paese dove i miei genitori erano soliti andare per trascorrere le vacanze estive. Tutto intorno vi erano grandi campi coltivati a vite ed ognuno aveva una villetta rustica dove poter alloggiare. Deciso a non passare quell’estate da solo, cercai di giocare in campagna come potevo, ma era dura stare da soli. Ero sempre annoiato, il classico ragazzino di città parcheggiato in un posto isolato come un eremo dove non passava mai nessuno.

t2

Non avendo compagnia non mi rassegnavo a star solo e cercai d’incontrarne qualcuno vicino alla villetta dove ero alloggiato. Percorrendo dall’interno la vastissima recinzione del terreno vidi all’esterno un ragazzo giocare col suo pallone sulla strada non asfaltata, quando per caso la palla finì nel mio terreno. Raccolsi la palla e gli chiesi se potevo giocare con lui. Stringemmo subito amicizia, visto che anche lui era solo. Avevo trovato compagnia per quella estate ed ero finalmente contento di non doverla passare da solo. Io avevo tredici anni, mentre lui era più grande di me di quasi tre anni, sebbene non fossi proprio un asso del pallone avevamo trovato il nostro passatempo preferito: ci arrampicavamo sugli alberi e mi portava in posti bellissimi ricchi di spazio dove non avevo mai messo piede. Per me era impossibile vivendo in città contemplare la natura di quei luoghi così selvaggi e romantici.

t3

In quei campi, le costruzioni erano molto distanti l’una dall’altra, tutt’intorno vi erano coltivazioni, boschetti, grotte e anche campi abbandonati. Ero felice di quella amicizia ed i miei genitori dopo il loro permesso ci permisero di allontanarci e giocare sul terreno, anche se noi andavamo in zone sempre più distanti. Io apparivo come un ragazzo ingenuo e senza malizie, teneramente dolce e sempre sorridente, capelli castani lisci e lunghi, ero di corporatura snella, avevo spalle strette e fianchi larghi, gambe lunghe ed ero completamente glabro. In estate la mia aderente maglietta smanicata e dei pantaloncini jeans tagliuzzati da me, veramente cortissimi e stretti, quasi da far intravedere le linee del mio fondoschiena, evidenziavano il mio gracile aspetto fisico. Eppure per me erano comodi e pratici, mi tenevano fresco e non mi facevano sudare molto, potevo lavarmeli, asciugarmeli in fretta e rimettermeli quante volte volevo, ma non mi accorgevo se fossero succinti o meno. Il mio amico mi chiese se mi piacessero dei vestiti così, ma in campagna i miei non mi permettevano di mettere abiti buoni e poi per me erano carini e comodi. Dopo quella parentesi ci dedicammo a giocare. Sull’albero eravamo soliti fare le nostre postazioni e poi giocare alla guerra con finta rissa finale. Nel battermi col mio amico finivo sempre a terra bloccato in una delle sue strette da immobilizzarmi completamente. Io più cercavo di dimenarmi e più mi sentivo bloccato come imprigionato in una morsa.

6

Ero spesso a pancia all’aria e lui sopra di me che mi bloccava per i polsi tenendomeli lontani dal mio corpo. Capii che lui era molto più forte e più pesante di me ed una volta, per suo sbaglio, mi uscì del sangue dal naso per un piccolo schiaffo sul viso e finito rovinosamente a terra mi feci un vistoso graffio su una coscia. Rimasto a terra a pancia in giù, il mio amico si era dispiaciuto e cercò di rimediare tamponandomi le fuoriuscite di sangue con un fazzoletto, ma io lo rassicurai sorridendo con dolcezza che non era nulla di grave, ero e rimanevo sempre il suo amico solare e felice in ogni circostanza. Avevo del dolore e la ferita sulla coscia mi bruciava, stoicamente sorridevo ma una lacrima mi uscì lo stesso e mi sentii ancora come un bambino. Lui mi leccò la ferita sulla coscia lavandomela rozzamente dal sangue con la sua saliva. Confesso che sentire la sua bocca calda sulla mia coscia mi stava creando una sensazione di piacere che mai avrei immaginato di provare. avevo sommesso un gemito che comunque lui aveva sentito benissimo, sorridevo reclinando la mia testa all’indietro e feci come per coricarmi. Me ne stetti così a fissare il cielo con gli occhi socchiusi all’ombra di un albero, mentre lui quando finì di leccarmi la ferita mi guardava con uno sguardo stranamente compiaciuto. Io ero l’annoiato ragazzino di città, lui il vivace e atletico ragazzone del paese di campagna, al confronto con lui, quella volta mi fece sentire di essere come una ”ragazzina”.

sexy-shop-online

Era una giornata calda e dopo una passeggiata su una salita impervia, il fresco di una grotta vicina sembrava offrisse un buon riparo, mi portò dentro di essa, un letto erboso di erba tenera invitava a togliersi le scarpe dando sollievo ai nostri piedi nudi. Dopo tanta attività fisica il mio amico non sembrava affatto stanco, al contrario di me che avevo l’affanno. Per andare in bagno eravamo troppo lontani dalle abitazioni e decidemmo di utilizzare un pozzetto secco in fondo alla grotta. Lui si abbassò i pantaloncini e senza pudore urinò senza problemi, mentre io notevolmente imbarazzato rimasi a guardare. Al mio amico sembrò strano il mio atteggiamento e chiedendomi perché non facessi altrettanto non potei abbassare lo sguardo e arrossire, ma il bisogno impellente mi chiedeva di sbrigarmi, così mi spogliai restando solo in maglietta. Denudati non potevo non notare che sessualmente lui era molto dotato, più di me, accortosi di guardarlo lì, io sorridendo per l’imbarazzo, non riuscivo nemmeno ad urinare bene per l’ abitudine di dover stare sempre solo nella mia intimità e glielo confidai. Visto che io avevo delle difficoltà mi chiese di reggere bene il mio pene, non capii, senza che me ne accorgessi con il suo indice, da dietro di me, fece una leggera pressione tra lo scroto e il mio ano ed improvvisamente urinai anch’io. Non sapevo questo trucco e un pò imbarazzato lo ringraziai. Ero estremamente imbarazzato al punto che mi sentivo eccitato e per pudore mi rivestii velocemente. Come tutti i ragazzini alla mia età avevamo i primi approcci col sesso, ma di ragazze disponibili che ci stavano neanche a parlarne. Mi chiese se io avessi una ragazza, rispondendo negativamente gli chiesi se lui l’avesse: – e che stavo qui con te? -. Ridemmo ma la cosa mi metteva una strana agitazione addosso. Mi masturbavo spesso e quando lui mi chiese se lo facessi abbassai lo sguardo imbarazzato e sorridentemente compiaciuto gli risposi di sì. Lui rise che anche egli lo faceva spesso e da quando giocavamo insieme aveva diminuito drasticamente il suo numero di masturbazioni. Spalancai gli occhi incredulo di sentire una cosa simile, preferiva masturbarsi che giocare con me? gli risposi: – Beh? mica devi battere un record?!!-. Non potevo trattenermi dal ridere, quando lui mi propose di farlo insieme. La cosa mi sorprendeva, mi spaventava molto, ma mi eccitava moltissimo che non potei non annuire timidamente. Mi masturbavo spesso di sera e quando gli raccontavo i i miei preliminari nei particolari, il mio amico mi chiese perché mi toccavo anche altre parti del corpo, risposi imbarazzatissimo che mi piaceva moltissimo. Spesso il gioco più proibito è quello più ambito e noi per puro piacere del proibito e per provare una accesa libidine eravamo ormai decisi a fare dei giochini insieme eccitandoci a vicenda. Praticammo la masturbazione collettiva un pò per curiosità e un pò perché era la nostra unica fonte di mero piacere, consideravamo entrambi queste esperienze come giochi spassosi e piacevoli, anche se io eiaculavo quasi subito terminando rapidamente la mia effimera libido, mentre, beato lui, durava tantissimo e lo invidiavo. Capitò di masturbarci nel suo cortile di casa, nascosti e al fresco, eravamo eccitatissimi, ma mi fece sentire stranamente inferiore perché sebbene mi sentissi a mio agio mi accorsi di avere dimensioni falliche più piccole e soprattutto io avevo tempi di durata veramente brevi e la cosa mi deprimeva parecchio. Lui mi consolava che con un pò di pratica sarei migliorato e mi toccava il mio piccolo mento. Ero perplesso nel voler ripetere ciò in cui mi sentivo quasi un fallimento, quando lui mi solleticò i sensi chiedendo di cambiare il gioco. Ero un ragazzino volubile e forse apparivo un pò viziato per il mio amicone. Mi chiese con sfacciataggine di masturbarci vicendevolmente mettendo le nostre mani, l’uno sul sesso dell’altro. Ero imbarazzato che arrossii vistosamente, mi sentivo perplesso e stranamente curioso di toccare il sesso di lui che desideravo farlo già da tempo per la curiosità di avere il contatto con un vero membro virilmente maschile. Io mettevo tutte e due le mie mani sul sesso del mio amico, di gran dimensioni rispetto al mio piccolo penino, al quale bastava una sua sola mano. Avevamo le mani di dimensioni quasi simili e mi stupivo per le ridotte dimensioni del mio pene. Pensando fosse per la differenza di età a mio sfavore, speravo col tempo mi diventasse di dimensioni come quello del mio coetaneo. Speravo pure di avere un giorno gli stessi tempi di durata, perché io dopo nemmeno due minuti ero già venuto, bruciando velocemente l’unica mia possibilità di godimento eiaculavo sulle mie cosce senza alcun vivace spruzzo. Il più delle volte lo prendevo in giro bonariamente e sempre col sorriso sulle labbra, poiché mi faceva stancare da non farmi sentire più le braccia. Lui seduto davanti a me a gambe aperte e io davanti a lui inginocchiato, egli eiaculava abbondantemente schizzandomi sempre allegramente il suo seme addosso al mio corpo nudo ed al mio viso. Fù li che assaggiai per la prima volta il sapore del seme maschile, trovandolo stranamente dolce e aspro allo stesso tempo. Annuendo alla sua domanda se lo gradivo come gusto, tra una risata e l’altra me lo leccai con le dita e lo ingurgitai. Pensando, che se era così buono, potevo succhiarglielo direttamente dalla fonte con un piacere indescrivibile per il mio sorpreso e compiaciuto amico. Non ci pensai sopra e incoscientemente mi misi a seguire il mio istinto. Mentre gli succhiavo il pene, lui rantolando dal piacere affondò le sue dita, abbondantemente bagnate di saliva, nel mio sfintere, con mia grande sorpresa lo lasciai fare, nonostante provassi del dolore fastidioso mi feci penetrare fino in fondo, fin quando mi abituai a sentire quella strana intrusione, poi agitò le dita solleticandomi una zona interna che come se fosse rivolta verso il mio ombelico, provocandomi un piacere sublime da mandarmi in estasi e per di più durevole per tutto il tempo della sollecitazione, estremamente prolungato a dispetto delle mie brevissime e stupide eiaculazioni. Dovevo trattenermi dal gridare, la sofferenza piacevole era sublime che obliava ogni mio pensiero facendomi gemere e contorcere dal piacere. Avevo scoperto l’orgasmo anale. Dopo quell’amplesso lo ringraziai e lui mi baciò vicino alle labbra… avrei desiderato tantissimo che mi baciasse in bocca… cosa che fece all’indomani del nostro prossimo incontro con mia grande soddisfazione. Spesso, nella complicità dei nostri sguardi, non vedevamo l’ora di stare intimamente insieme ed io non potevo che rivolgere a lui i miei pensieri. Me lo sentivo mio e per nulla al mondo avrei rinunciato al mio ”intimo amico”. Credevo di esserne innamorato in qualche modo e lui mi ricambiava con carezze, baci e abbracci da farmi sentire veramente bene come se il mio mondo fosse tutto lì e non vi era niente altro che mi importasse veramente all’infuori di lui. Avevamo un nostro rifugio segreto dove potevamo amarci, in quella grotta, l’idea di poter fare sesso liberamente e senza paura che nessuno potesse sorprenderci, ci dava una smodata voglia di toccarci, strofinarci, carezzarci lasciando spazio solo alla passione. L’ultima volta che fummo all’interno della grotta, ancora tutti e due in piedi, lui si mise dietro a me e dopo avermi spogliato dolcemente, cominciò a baciarmi dietro la nuca per poi toccarmi i capezzoli già turgidi, continuando quella strana tortura di piacere che mi stava facendo impazzire, avrebbe potuto chiedermi tutto quel che desiderava ed io lo avrei assecondato pienamente. Avevo i battiti del cuore a mille, con un lamento di goduria, lo implorai di fermarsi perché sapevo che stavolta non si sarebbe fermato e sarebbe andato oltre, ma quello che mi stava facendo mi piaceva e lo lasciai continuare, mi diceva che avevo come due piccoli seni. Mi prese per i fianchi e lentamente mi girò, appoggiò le sue labbra e cominciò a baciarmi i seni per poi succhiarmeli dolcemente, poi io cominciai ad accarezzare il suo petto grande e piatto, gli carezzai l’addome ben delineato, non capendo questa e le altre diversità fisiche col mio corpo. Aveva delle spalle larghe e i fianchi stretti e poi aveva delle grosse gambe tozze, lineamenti decisi, spigolosi e rudi, si vedeva che era il classico ragazzo di paese con un fisico pronto al lavoro duro di campagna, al contrario di me che in città giocavo solamente e quindi avevo curve dolci, una pelle morbida e liscia, lo guardai negli occhi per implorarlo di fermarsi, ma guardandolo bene nei suoi occhi verdi, con quei capelli biondi, il suo sorriso quasi beffardo, sovrastandomi in altezza mi appariva come un dio a cui stavo inconsapevolmente donando il mio corpo. Quando mi chiese perché lo guardassi in quel modo gli dissi semplicemente che mi piacevano i suoi occhi, lui mi replicò che i miei erano di un nocciola chiaro con uno sguardo dolcissimo. Sorrisi guardandolo con complicità e compiacimento. Non so perché non scappai e non lo fermai. Ci baciammo dappertutto, ci leccammo totalmente e venne il momento che avevo tanto temuto, ma ormai sottomesso al piacere lo lasciai fare guidandomi nella pratica amorosa. Adagiati su un fianco, mentre gli succhiavo il suo sesso, lui capovolto su di me mi penetrava con le sue dita, infine si coricò su di me facendomi un bagnetto di saliva sul mio tenero buchino. Stavo impazzendo dalla voglia di far l’amore con lui e gemevo sofferente di desiderio che stranito mi chiese se lo volevo davvero. Io disperato d’amore per lui annuii facendo come un gesto di preghiera. Mi prese in braccio e mi adagiò dolcemente a pancia in giù sul letto erboso della terra, facendomi rivolgere il mio fondoschiena verso di lui gli offrii il mio prezioso orifizio più proibito. Quando egli appoggiò il suo membro fui preso dal panico, avrei voluto fermarlo e non so perché temporeggiai. Mi penetrò delicatamente e nonostante il forte dolore che mi fece uscire qualche lacrima, lo pregai di non fermarsi fino a quando entrò completamente dentro di me. Al dolore mi abituai e pian piano mentre ritmato mi stantuffava il deretano provai uno strano orgasmo che non era quello solito della masturbazione, ma uno più intenso e duraturo per tutto il rapporto. Cambiammo posizione più volte, gemevo e godevo con lui sdraiato a terra a pancia in su e io sedutovi sopra accovacciato in ginocchio mi inarcavo la schiena impazzendo di piacere. Mi penetrò in tutte le posizioni possibili ed io accettavo questo ruolo passivo incondizionatamente perché comunque era per me un piacere irrinunciabile. Giunti a pomeriggio inoltrato quasi prima del tramonto eravamo stanchi e sfiniti. Io giacevo sfinito accanto a lui con le mie mani sul mio petto come per coprirmi i capezzoli. Avevo il fiatone, e mi sentivo pienamente soddisfatto ma avevo un fastidioso dolore e un poco di sangue misto a liquido seminale che colava dalle mie cosce. Nonostante questo non potevo non confessargli di amarlo profondamente, lui sorrise e mi baciò dolcemente abbracciandomi con tenerezza. Mi aiutò a pulirmi con dei fazzoletti di carta e a rivestirmi, mi rialzò e con la mia mano nella sua mi riaccompagnò a casa. Ero felicemente innamorato del mio ”principe-amante” e non mi importava niente del mondo intero. Desideravo sempre averlo accanto. Quell’estate ogni giorno e ogni pomeriggio bramavo di far l’amore con lui. La notte prima di addormentarmi lo pensavo sempre. Ormai quando mi masturbavo solitariamente lo facevo soprattutto stimolandomi l’ano penetrandomi con due dita. Ma non era la stessa cosa come quando facevo l’amore con lui e non pensavo ad altro… Lo amavo e basta, senza condizioni… Io ero suo! Mi consideravo semplicemente il suo tenero amante… Quella fù l’estate più bella della mia vita, mai provai così tanta pienezza e amore nei confronti di qualcuno. Ma non lo sapeva nessuno era il nostro segreto e se ci avrebbero scoperto ci avrebbero come minimo distrutti dalle botte, svergognati e umiliati, per poi allontanarci per sempre. Non avevo idea di cosa fosse l’omosessualità ne mi importava di cosa pensassero le persone… Io ero felice e sentivo di vivere per lui. Avrei voluto gridarlo al mondo intero… Quando volsero al termine le mie vacanze estive, ci eravamo promessi di rivederci, per me il ritorno alla grande e caotica città era una vera tortura e senza di lui avrei tenuto duro… per il periodo natalizio, anche se per pochi giorni, sarei stato nuovamente al paesino e l’avrei rivisto. Passarono quasi quattro mesi, quando giunti in campagna mi precipitai nella sua villetta sapendo che era lì. Non stavo più nella pelle, era inverno e nonostante il forte freddo mi facesse sentire i brividi, uscii dal cancello della mia villetta e mi misi a correre senza giubbotto. Giunto nei pressi della sua villetta, appena lo vidi da lontano alzai la mano per avere la sua attenzione, stavo per commuovermi, infreddolito e sorridente non vedevo l’ora di abbracciarlo e scaldarmi vicino a lui, ma quando mi avvicinai scoprii che non era solo. Con mia grande sorpresa e sgomento era in compagnia di una ragazza carina con lunghi capelli lisci… era la sua fidanzata… mi sentii morire… scambiai quattro chiacchiere con loro ma con la scusa di essere infreddolito e senza giubbotto e stanco del viaggio mi ritirai… il mio amico mi accompagnò l’ultima volta dicendomi che era inevitabile e che fosse giusto così… più parlava più mi sentivo abbandonato, solo e preso in giro… avevo la sensazione di un nodo in gola, non dissi nemmeno una parola, mi tremavano le gambe quando esplosi… mi lasciai cadere terra e piansi amaramente in un nascosto angolo vicino alla strada… mi disse solamente: – Mi dispiace! – e si allontanò per sempre. Lui mi aveva lasciato per una ragazza ed io non potevo fare o dire nulla… stavo male da morire era la prima volta che mi sentii crollare il mondo addosso. Durante quel periodo di feste natalizie, stetti sempre in disparte e festeggiai quello che mi sembrò il peggior natale della mia vita. Quando ritornai in città mi sentii come svuotato ed inutile, sulla scrivania avevo i libri nuovi da sistemare nella mia libreria per frequentare il mio primo anno di scuole superiori. Da quasi due mesi avevo compiuto gli anni e affrontare il primo anno delle scuole superiori mi appariva adesso stranamente più duro, quasi fossi incapace a relazionarmi con i miei simili… mi domandavo se ero omosessuale, se ero capace di far finta di nulla, se potevo continuare facendo finta di nulla e senza pensarci su dovevo tenere nascosto questo mio terribile segreto… mi sembrava impossibile che fosse successo proprio a me, mi ripetei mille volte il perché e il come mi lasciai andare, per soffocare una pena terribile in una vergogna da cancellare. Volevo punirmi per quella sensazione di sporcizia che sentivo sulla mia anima sdrucita da tanta inconfessabile esperienza omosessuale completamente passiva. Stavo auto processandomi, per cercare di uscire fuori da una condizione inaccettabile, quella esperienza mi pesava parecchio. Eppur provai attrazione, amore, consapevolezza di un sentimento che si rafforzava di giorno in giorno, non potevo negare tutto, ma avevo paura. Se solamente lui fosse stato vicino e veramente interessato a me avrei affrontato a testa alta anche l’Universo, perfino i miei genitori… invece ricadevo nell’oblio e ancor peggio nella vergogna più nera. Per sopportare meglio e affrontare una scuola prettamente maschile e fortemente omofoba dovevo cambiare modo di pensare e atteggiamenti che altrimenti mi avrebbero messo in serie difficoltà. Così, continuai a vivere cercando di dimenticare per sempre quell’esperienza così piena e selvaggia, nata per curiosità, sfociata nel sesso proibito, maturata in amore e finita per convenzioni sociali che, ingenuamente, mai mi sarei aspettato.



Se desiderate diventare protagonisti in un articolo del nostro sito, inviate le vostre foto porno amatoriali a questo indirizzo email : camilla.adult@gmail.com. Non dimenticate di inserire anche due righe per l'introduzione.

Lascia una recensione

Lasciaci il tuo parere!

Notificami
avatar
wpDiscuz