GIULIETTA E LA SUA FRUTTA PREDILETTA

 

Una mia lettrice scrive…..mi chiamo Giulia, ho trenta due anni, sono singola e vivo a Roma.

Nel mese di Marzo dell’anno scorso ho ospitato per alcuni giorni il mio fratellino Roberto, poiché doveva partecipare ad un concorso pubblico per un impiego statale.Il fratellino, in quel periodo, si era lanciato negli studi con molto accanimento e, somatizzando lo stress del momento, si aggirava per casa come uno zombi, soppesando libri e fogli che leggeva nervoso dove gli capitava.In quei giorni, per evitare di disturbarlo, gli avevo lasciato a disposizione l’appartamento e, adeguandomi alle sue esigenze di studio, mi ero trasferita a casa di un amico.Alla vigilia della prova d’esame telefonai a Roberto, per accertare che stesse bene e fargli gli auguri. Lo chiamai più volte, senza ottenere alcuna risposta, anzi, dopo alcuni minuti, era la segreteria telefonica a rispondere.Cominciai a preoccuparmi. Cosi decisi di raggiungerlo e dissi al mio amico che forse sarebbe stato meglio se avessi passato la vigilia degli esami a casa, accanto a mio fratello, per dargli fiducia e sicurezza. Era il mio fratellino e come sorella maggiore avevo il dovere morale di sostenerlo in quella prova così importante per la sua vita. Appena arrivata, trovai la casa immersa in un silenzio totale. Non si sentiva volare una mosca. Pensai che stesse studiando nella sua stanza. Andai in camera da letto, posai la borsa e dopo aver fatto toilette mi avviai verso la camera occupata da Roberto. Lui non c’era. Il letto era completamente disfatto e coperto di fogli e libri sparsi in ogni dove. Sulla poltrona giacevano i vestiti e un accappatoio di spugna, che era ancora umido. Mi avviai allora verso il salottino. La stanza era in penombra, illuminata a tratti dalla luce proiettata dal televisore, acceso senza il sonoro. La porta era semiaperta. Mi avvicinai e, prima di spalancarla, mi bloccai all’istante, perché attraverso la fessura vidi una scena che mi lasciò basita.

La natura intima di quel gesto consigliava di allontanarsi immediatamente dal posto. Ma era anche una scena di straordinaria carica sensuale ed emotiva. Roberto era adagiato sul divano completamente nudo. Il suo corpo muscoloso occupava tutto il mio campo visivo. La testa era appoggiata all’indietro. Gli occhi erano chiusi. Ma quello che contorse le mie budella fu la sua mano destra. Era saldamente attaccata al cazzo e si muoveva lentamente su e giù. Il membro di Roberto, mi colpì come una folgore, perché era grosso, rigido e s’innalzava dal suo grembo piatto come un possente obelisco. Un magnifico esemplare di cazzo. La cappella grossa e rotonda, rifletteva la luce intermittente del televisore. Roberto non stava guardando nulla, ma dall’espressione del viso s’intuiva che lo stato d’estasi stava immaginando fantastici scenari erotici. Seguivo coinvolta la sua mano, scendere su e giù, e dentro di me cominciai a sentire un forte turbamento, che scombussolava tutto il basso ventre. Il suo corpo era scolpito magnificamente, nulla a che vedere con quello adiposo e flaccido del mio amico. Un giovane bello e prestante. La virilità del suo membro, rispecchiava palesemente una forza e un’energia che solo ad immaginarla scatenata dentro di me, mi faceva increspare la pelle. In pochi minuti fui completamente ipnotizzata dal suo cazzo. Lo fissavo e fremevo a vederlo torturato insistentemente dalla sua mano. Mi venne una gran voglia di toccarmi la figa, già abbondantemente fradicia. Le dita si impregnarono subito del fluido umorale secreto in abbondanza, affondando entro labbra infiammata dal desiderio, e quel contatto mi fece subito tremare il corpo. Mi toccai con violenza il seno, e trovai una forte sensibilità nei capezzoli turgidi come granelli di diamante. Roberto intanto, ignaro della situazione, continuava a darsi piacere e io a restare li, come una scema a fissarlo, intensamente, in silenzio, senza perdermi nulla di ogni piccolo particolare. Un adone, con il petto spazioso, le braccia forti, il ventre piatto, le gambe robuste, ed un cazzo maestoso, che mi aveva completamente sedotto. Fratello o no, in quel momento vedevo un meraviglioso esemplare di maschio che mi stava suscitando una libidine che a stento riuscivo a controllare. Dopo l’ennesimo strofinamento della vulva vaginale, mi assalì una gran voglia di toccare quello scettro, di sentirlo palpitare tre le mani. Di strapazzarlo, baciarlo, leccarlo come il più squisito gelato cha abbia mai assaggiato. Pensiero e azione, si susseguirono automaticamente e mi inginocchiai ed entrai nella stanza gattonando come un perfido felino, in procinto di saltare su quella prelibata preda. Roberto continuava ignaro a tenere gli occhi chiusi, e a darsi il sublime piacere. Quando gli fui a ridosso, finalmente potei vedere quella meraviglia a distanza ravvicinata. Cribbio, quanto era possente! Mi soffermai incantata ad ammirare il palo fraterno, le nervature, il prepuzio robusto e la bellissima cappella, divisa divinamente dalle due parti del glande in tensione. L’apertura in cima era cosparsa di liquido seminale, la pelle era talmente tirata che potevo vedere i reticolati delle venature che si dipanavano come fiumi in piena. I coglioni, grossi e pendenti, si muovevano al ritmo della mano. Le gambe erano aperte e io potevo indugiare in mezzo, in ginocchio, a fissare ammaliata quel miracolo della natura. Lentamente mi spogliai, via la camicetta, via la gonna, restando in reggiseno e mutande.  Mi accostai con la faccia per annusare l’odore del suo sesso. Nello stesso istante avevo ripreso a stimolarmi la figa. La situazione era incredibilmente eccitante: Roberto stravaccato sul divano, con le gambe aperte, a masturbarsi con gusto, ed io, inginocchiata tra le sue cosce, a seguire l’evoluzione di quel gesto conturbante e a dare piacere alla vulva vaginale, infiammata dal desiderio. Alla fine, travolta da una follia erotica impossibile da gestire, appoggiai le labbra sulla cappella e presi a leccare il glande e nello stesso istante le mani si strinsero attorno a quella di Roberto accompagnandola nella sua corsa di piacere.

“Che cazzo? Giulia? Ma che cazzo!

“SSSS ti prego! Lasciami fare! Ti prego!

Roberto si era destato dall’estasi e sgranando gli occhi mi fissava come se avesse davanti a se un’aliena sbarcata da chissà quale mondo lontano. Mi guardava impacciato. Tentò di ritrarsi, stringendo le gambe per cercare di allontanarsi da me, ma gli fu impossibile disfarsi della mia presenza, perché mantenni la posizione, come un valoroso soldato, tenendomi saldamente attaccata al suo scettro che serravo con forza e con entrambi le mani.

“Roby… ti prego! Lasciami fare! Ti prego ooooo

Ero talmente eccitata di stringere in mano il suo cazzo, che in quel momento lo avrei ammazzato se solo mi avesse impedito di andare oltre. L’effetto piacevole della sega stava comunque avendo la meglio. Le mie mani continuarono il lavoretto al posto delle sue, e suo malgrado, un po alla volta stava abbassando la barriera di imbarazzo alzata a difesa delle sue ultime forze. Giulia! È… è sbagliato!

“Non m’importa nulla! Ho voglia di darti piacere! Di toccare questo cazzo meraviglioso! Lasciami fare!

“Io ti lascio fare! Sei la sorella maggiore! Ma mettiti nei miei panni?

“Ci sono! Sono tua sorella! E allora?

“Be! Se non ci vedi nulla di sbagliato! È tutto tuo!

“mmmm così mi piace mmmmmm

Finalmente cedette. Mi sedetti al suo fianco completamente esposta sul suo ventre, a deliziarmi e a giocare con il suo cazzo duro.

Lo segavo, lo leccavo, lo succhiavo soppesando i suoi stupendi coglioni, sodi e duri come roccia. Roberto era più giovane di me di dieci anni. Il suo corpo massiccio era tonico e caldo come una stube. Lo accarezzavo in ogni parte, nutrendomi degli angoli più sensuali, baciavo i capezzoli, le ascelle, il petto, le spalle e poi finivo sempre per abboccare al suo grosso cazzo, come un pesce affamato di quella esca divina. Era la meraviglia della natura, che avessi mai visto. In quel momento era mio, solo mio e lo stimolavo in tutta la sua lunghezza, ingoiandolo fino a far andare la punta oltre l’ugola. Anche in quegli istanti cercavo di stimolarmi la figa, combinando i movimenti della bocca con quelli delle mie dita che affondavano nella fessura ormai arrossata. Mi sarebbe piaciuto se anche lui avesse preso quell’iniziativa, e cominciato a dilettarsi con la mia micia, per questo lo fissavo, cercando di fargli capire che avevo bisogno delle sue mani, che il mio corpo implorava un contatto fisico forte. Il miracolo avvenne. Quando alcune dita della mano del caro fratellino si intrufolarono nello scoscio alla ricerca della fica. Fu un piacere immenso, quando la fica fu preda della sua lussuria. Gli aprì le cosce per facilitargli il compito. La sua mano aveva ormai conquistato la piazza e si stava comportando da padrone. Dopo un po’ la percepì in ogni parte del corpo. Stringeva le tette e accarezzava il culo, perdendosi lungo i fianchi e le cosce. Era nervosa e vogliosa di occupare tutto il territorio. La mia bocca intanto incalzava sul cazzo, senza dargli tregua.

“Giulia mmmmm non c’è la faccio più mmmmmm

Sentirlo ansimare mi dava una gran forza. Così aumentai il lavoro di bocca. Ad un certo punto le sue mani afferrarono il mio capo, e tenendolo fermo, sentì il cazzo che spingeva con energia dentro la mia gola. In pratica mi stava chiavando in bocca.

“Mmmmm Giulia aaaaaaaaa mmmmmmmmm

La sborra uscì copiosa riempiendomi la gola e tracimando dai lati delle labbra. Il fratellino continuò a scoparmi in bocca fino all’ultima stilla di sperma.

Roberto superò l’esame e decise di restare ancora una settimana. I primi giorni ci limitammo solo a piacevoli preliminari, perché ancora timorosi di infrangere il massimo tabù. Ma una sera, in preda al delirio estremo, sconvolta dal desiderio di far sesso, presi l’iniziativa e fui io ad impalarmi sul suo maestoso cazzo, con mio grandissimo e immenso diletto. Poi fu il delirio e l’inferno dei sensi a scandire i ritmi delle magnifiche scopate.



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